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 Più che dare risposte, bisognerebbe imparare a fare domande, puntare sugli strumenti e non soltanto sulle finalità, costruire relazioni personali, rapporti sociali e strutture istituzionali in grado di alimentare la coesione sociale inclusiva delle differenti identità. L’essenziale della fede cristiana è la scelta di stare in mezzo,

con un’attitudine alla mediazione, che non è ricerca del compromesso a tutti i costi o indifferenza verso l’esistente, ma fedeltà allo spirito che «opera nella chiesa permettendole di essere sempre fedele al Cristo incontrato e annunciato dagli apostoli» (Repole, L’umiltà della chiesa, p. 40).

Accettare che «l’esito non è stabilito»  significa per la comunità cristiana dotarsi di uno «sguardo di realistica fiducia verso tutte le epoche e tutte le situazioni in cui la chiesa si troverà a vivere, proprio perché si ha la certezza che, nello Spirito, Cristo è per tutti» . Anche la riflessione teologica cattolica, sollecitata dalle condizioni portate dalla secolarizzazione, sottolinea il fatto che il cristianesimo, in un futuro che è già presente, dovrà accettare di non poter più essere «la forma unificante ed integrante unica di tutta la società», a livello planetario ed anche occidentale. Secondo il teologo e filosofo Giovanni Ferretti, «Le comunità cristiane dovranno quindi riscoprire  il valore e il senso cristiano di essere piccolo seme di vita tra altri, da offrire come dono che si ritiene prezioso per tutti ma senza pretese egemoniche e sempre con il massimo rispetto dell’alterità altrui e della sua libertà di accogliere o no il dono che si offre» (Ferretti, Essere cristiani oggi, p. 57).

L’attitudine alla mediazione (intesa innanzi tutto come capacità di stare in mezzo alla storia) ha come presupposto la consapevolezza degli innumerevoli elementi che costituiscono la realtà sociale, compresa quella religiosa, ma anche la volontà di essere al suo interno elemento attivo e operoso. Non è un compito agevole:

Immaginare di offrire soluzioni semplici di fronte alla complessità delle questioni spirituali e materiali del nostro tempo significherebbe dare una risposta inadeguata agli interrogativi emergenti, ma soprattutto non aver compreso le questioni realmente in gioco. Se esiste una sfida pressante per la chiesa questa è trovare le parole e i gesti per dire Dio oggi anche ad un mondo che è uscito da Dio: alle persone che camminano nelle strade della città e a chi non esce più di casa, a chi lavora e a chi non riesce a trovare un’occupazione e un futuro, a chi con impegno tiene aperte le parrocchie e a chi trova quelle porte sempre sbarrate Alla fine si potrebbe scoprire, con sorpresa, di essere in mezzo alla storia dove Dio si fa incontrare, dove l’eternità diventa tempo, dove cambia ciò che è immutabile, dove il totalmente altro diventa prossimo